RACCONTARE UN RISTORANTE

Raccontare un ristorante significa immergersi nel suo flusso di emozioni, nel modo in cui il tempo in quel luogo prende forma. Si il tempo, io credo che un ristorante prima che un luogo dove si mangia è un luogo dove si da forma al tempo. Non è mai una questione solo di cibi, piatti, ingredienti più o meno pregiati, è una questione che ha a che fare con le emozioni, le esperienze, la facce di chi ci piace… i ricordi.

Un mucchio di cose insomma, un mucchio di cose immateriali e che hanno qualcosa a che fare con la felicità.  Per alcuni lo percepisci al primo respiro, al primo sguardo, adoro questi posti!

Per scoprire cosa dice un ristorante, per comprendere il suo credo a volte c’è bisogno di tempo trascorso a non fare se non  guardare, ascoltare e sentire i luoghi e le persone che lo animano e lo interpretano. 

È il luogo stesso a suggerire le strategie di comunicazione, i mood visuali, i registri narrativi, i ritmi del racconto. A noi è richiesto solo il compito più difficile, svuotarsi di se e lascire che il ristorante con il suo credo parli e guidi il suo racconto. In questa pagina uno dei progetti che amo e che mi ha insegnato molto grazie anche alla speciale sensibilità di Gianni.

UN FEED IN SINTONIA CON IL SUO CREDO

La comunicazione social è un flusso ritmico di informazioni, suggestioni, promesse, proposte, sussurri… vita vera. 

VIDEO



LA MIA GENESI

Nel sudore del sonno sognai la mia genesi, erompendo 
Per la rotante conchiglia, forte 
Come nel trapano muscolo di motore, 
Nella visione e nel nervo di ferro.

Dalle membra che avevano la misura del verme, respinte 
Dalla carne increspata, limate 
Da tutti i ferri che sono nell’erba, metallo 
Di soli nella notte che liquefa gli uomini.

Erede a vene ardenti che contengono la goccia dell’amore, preziosa 
Una creatura nelle mie ossa, 
Girai il mio globo d’eredità, viaggio 
Attraverso l’uomo, in prima marcia, che ha la notte a guida.

Sognai la mia genesi e nuovamente morii, shrapnel 
Piantato nel cuore in marcia, strappo 
Nella ferita ricucita e nel vento che si aggruma, morte 
Con museruola sulla bocca che il gas inghiottì.

Nella seconda mia morte nitidamente segnai le colline, raccolto 
Di cicuta e di stoppie, ruggine 
Il sangue mio sui morti raddolciti, a forza 
Dall’erba liberandomi per la seconda volta.

E alla mia nascita fu contagioso il potere, seconda 
Resurrezione dello scheletro e 
Secondo vestimento del nudo fantasma. Virilità 
Sprizzò da dal ravvivato dolore.

In sudore di morte sognai la mia genesi, caduto 
Due volte nel mare che si nutre divenuto 
Del mare di Adamo stantio finché, visione 
Di nuova forza umana, cerco il sole

Dylan Thomas


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09Mar

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